SATIRA POLITICA

Con la sentenza numero 310 di dicembre 2013 della Consulta, la Suprema Corte ritenne illegittimo il ricorso dei docenti universitari contro il blocco degli stipendi dei pubblici dipendenti voluto dal governo.
La stessa Suprema Corte invece, alcuni mesi prima, aveva sentenziato l’illegittimità costituzionale della norma di legge che bloccava i meccanismi di adeguamento retributivo per il personale della magistratura.
Il 25 ottobre 2017 La Corte costituzionale ha ritenuto legittimo, respingendo ogni ricorso, il decreto Poletti sulle perequazioni pensionistiche, varato dal governo Renzi nel maggio del 2015, accusato dai proponenti di violare i principi di proporzionalità e adeguatezza del trattamento previdenziale.

Che dire? E’ una sentenza annunciata. Non a caso la Corte Costituzionale era stata opportunamente modificata nella composizione, proprio per ribaltare la sentenza del 2015, che considerava incostituzionale il blocco della perequazione imposto dal governo Monti.

Sarebbe semplice e populista affermare che la magistratura è una “casta”, che è al servizio del potere, altro che indipendenza.

E’ vero, questo giudizio fa cadere la fiducia nella via giudiziaria al ripristino dei diritti violati, ma il sindacato deve proseguire la battaglia, ricorrere alla Corte Europea del diritto dell’uomo, per essere stato subordinato alle politiche di bilancio.

La storia del Movimento Operaio ci insegna che, si, la via giudiziaria è importante, ma la via maestra è la mobilitazione, la costruzione dell’opposizione sociale che imponga il rispetto del diritto.
Bisogna indire lo sciopero nazionale non solo per ripristinare una giurisprudenza sociale di acquisizione di diritti universali, ma soprattutto per mettere al centro della protesta il lavoro, i giovani, gli anziani. Costituire un nuovo patto sociale, per ritrovare l’equilibrio e la coesione tra generazioni per creare una società solida, sostenibile, solidale, oggi messo a rischio da movimenti populisti e qualunquisti, supportati da un vento razzista e xenofobo.

Archivi
Categorie